- Ufficio Comunicazioni Sociali Accademia Bonifaciana
- 28 Febbraio 2026
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“La devianza minorile: un problema sociale che richiede una risposta educativa e comunitaria”
Interessante convegno che si è svolto presso la Curia Vescovile di Nola, organizzato dalla locale sezione “Cammino”. Tra i patrocini quello dell’Accademia Bonifaciana, l’Ordine degli Avvocati; tra i relatori, anche il nostro Rettore Presidente Prof. Sante De Angelis e molti altri esperti del settore.
La cronaca quotidiana continua a restituire il volto inquietante di una devianza sempre più precoce e di una violenza di genere che non risparmia nemmeno le fasce d’età più giovani, ed è in questo scenario che a Nola nella Sala dei Medaglioni della Curia Vescovile, si è svolto l’incontro dal titolo “Minori, devianza e violenza di genere: responsabilità, garanzie, prassi giudiziarie”, un momento di confronto specialistico che ha riunito operatori del settore minorile, magistrati, professionisti legali e studenti.
L’appuntamento, promosso dall’associazione Cammino sezione Nola, ha posto al centro dell’analisi i profili giuridici e sociali della responsabilità penale e civile dei minori, affrontando le prassi giudiziarie oggi applicate e interrogandosi sull’efficacia degli strumenti di prevenzione istituzionale in un contesto in cui l’età dei protagonisti di episodi violenti si abbassa e le dinamiche relazionali appaiono sempre più fragili.
Come ha sottolineato la presidente Sonia Napolitano, l’obiettivo non è stato soltanto quello di fotografare il fenomeno, ma di costruire strategie integrate e operative capaci di contrastare ogni forma di violenza e di isolamento culturale
Un confronto tecnico, dunque, ma anche profondamente attuale, che rilancia una domanda non più rinviabile: quali strumenti concreti mettere in campo per intercettare il disagio prima che si trasformi in reato e per garantire ai minori non solo sanzioni proporzionate, ma reali percorsi di responsabilizzazione e tutela delle vittime.
Tra i relatori, anche il nostro Rettore Presidente Prof. Sante De Angelis, che ha affrontato il tema: “La devianza minorile: un problema sociale che richiede una risposta educativa e comunitaria”.
“La devianza minorile in Italia e non solo, è un argomento che è molto attuale, rappresenta ad oggi anche uno dei temi più studiati da sociologi, psicologi e operatori del diritto, sia per la sua rilevanza sociale sia per la poliedricità delle sue manifestazioni. I comportamenti devianti nei minori possono spaziare dalla mera trasgressione di regole sociali all’agito penalmente rilevante: furti, aggressioni, vandalismo, spaccio, ma anche bullismo, cyberbullismo, autolesionismo, abbandono scolastico, fughe da casa, dinamiche familiari, l’ambiente sociale, la mancanza di opportunità e la presenza di modelli devianti. Tutte queste condotte – ha dichiarato il Prof. De Angelis – sono campanelli d’allarme che segnalano problematiche più profonde, dove il fallimento educativo e la fragilità relazionale si intrecciano con elementi culturali e istituzionali.
È importante sottolineare che non tutti i giovani che vivono situazioni di disagio o che provengono da contesti svantaggiati diventano devianti. Tuttavia, è innegabile che tali fattori possano aumentare il rischio di devianza minorile”.
“La devianza minorile è un comportamento anomalo o deviante che si manifesta in ragazzi e ragazze al di sotto dei 18 anni. Le cause della devianza minorile sono molteplici e complesse e di natura diversa, come ad esempio: aggressione, furto, uso di sostanze stupefacenti, abbandono scolastico, ecc. La prevenzione – ha continuato – è la chiave per affrontare la devianza minorile. Alcune strategie di prevenzione sono: rafforzare le relazioni familiari e sociali, promuovere l’educazione e la formazione, creare opportunità di svago e di crescita personale, offrire supporto e ascolto ai ragazzi in difficoltà. Quando la devianza minorile si manifesta, è importante intervenire in modo efficace. Alcune strategie di intervento sono: identificare e affrontare le cause sottostanti, offrire supporto psicologico e terapeutico, creare un piano di intervento personalizzato, coinvolgere la famiglia e la comunità. Parallelamente, è fondamentale garantire un adeguato sostegno ai giovani a rischio di devianza minorile. È necessario promuovere politiche sociali che favoriscano l’inclusione sociale e l’accesso alle opportunità, come ad esempio l’istruzione, la formazione professionale e l’inserimento lavorativo. Inoltre, è importante potenziare i servizi di supporto e di recupero per i giovani che hanno già manifestato comportamenti devianti, offrendo loro percorsi di reinserimento sociale e di recupero delle competenze. La devianza minorile – ha ribadito De Angelis – è da sempre un tema complesso e al centro di discussione. Tale termine ricomprende varie condotte che non necessariamente sfociano nella commissione di un reato ma più semplicemente nella violazione di regole sociali, morali e di costume. Tuttavia, la devianza, in presenza di molteplici fattori, può comportare la commissione di reati anche di rilevante gravità; attuale e allarmante è la vicinanza dei minori alla criminalità organizzata che molto spesso si traduce in vere e proprie forme di affiliazione”.
E si è chiesto: Perché i minori delinquono? La risposta a tale quesito è alquanto difficile, “istintivamente – ha avvalorato il Rettore Presidente della Bonifaciana – si potrebbe rispondere che forse la società ha fallito ma sarebbe troppo facile. Sarebbe necessario in primis partire da un principio che si evince da varie disposizioni della nostra Carta costituzionale, ossia l’inderogabilità del diritto all’educazione. Il compito di educare spetta a famiglia e Stato che devono svolgere tale compito in maniera sinergica, a ciò si aggiunga che esistono fattori esterni patogeni che incidono sul percorso formativo del minore. Tali fattori racchiudibili – come anticipato poco fa – in tre categorie, degrado ambientale, diseguaglianze economiche e diseguaglianze sociali, possono confliggere in uno stato di devianza”.
“Il d.P.R. 448 del 1998 delinea un microsistema dove tutto è flessibile poiché l’interesse primario è il recupero, la responsabilizzazione del minore.
Ebbene – ha spiegato De Angelis – nel processo penale minorile non si accerta soltanto il fatto ma si effettuano varie operazioni, necessarie affinché si accertino le condizioni in cui il fatto è stato commesso e le condizioni psico-sociali gravitanti intorno al minore.
Il fulcro del sistema penale minorile è l’art.9 del d.P.R summenzionato, disciplinante l’istituto dell’accertamento della personalità che assegna agli operatori giuridici il compito di raccogliere elementi relativi a condizione personale, familiare, sociale e ambientale del minore affinché si possa vagliare il grado di responsabilità e scegliere la migliore strategia da applicarsi in sede processuale.
Tale norma, generale ma anche di settore, trova la sua ratio nella necessità di indagare sulle cause della devianza e garantire la celere fuoriuscita del minore dal processo penale.
La norma consente al Pubblico Ministero e al Giudice di acquisire “elementi circa le condizioni e le risorse personali, familiari, sociali e ambientali del minorenne al fine di accertarne l’imputabilità e il grado di responsabilità, valutare la rilevanza sociale del fatto nonché disporre le adeguate misure penali e adottare gli eventuali provvedimenti civili”. L’accertamento è funzionale alla responsabilizzazione del minore. Da una lettura prima facie della norma si evince che la devianza minorile non è determinata solo dalla personalità del soggetto ma anche da ulteriori fattori, quei fattori già menzionati che deviano il minore e che interrompono quel processo naturale formativo.
Inoltre, un ruolo importante è assegnato ai servizi minorili che hanno il compito di raccogliere elementi utili ai fini dell’accertamento della personalità anche se nella pratica in alcuni territori ne risulta difficile l’utilizzo.
Il co.2 dell’art.9 delinea ulteriori strumenti di indagine, l’assunzione di informazioni da persone che hanno avuto rapporti con il minore e il parere di esperti.
L’articolo in questione risulta innovativo in un sistema processuale che vieta all’art.220 c.p.p., salvo quanto previsto ai fini dell’esecuzione della pena o della misura di sicurezza, la perizia volta ad accertare in generale la personalità e il carattere dell’imputato (adulto).
Nell’ottica prospettata, si comprende che il sistema penale minorile più che alla rieducazione si pone il fine di educare il minore autore di reato.
Il fine “educativo” emerge anche da altre disposizioni del d.P.R 448/1988, una rapida occhiata all’art.20 relativo alla misura cautelare personale delle prescrizioni, all’art.28 relativo alla sospensione del processo e MAP (messa alla prova).
Pertanto, si è cercato di costruire un sistema a misura di minore. Non a caso la giustizia riparativa, ha trovato terreno fertile proprio nel processo penale minorile; antecedentemente alla c.d. riforma Cartabia, forme di giustizia ripartiva venivano implementate all’interno del processo penale minorile”.
Ed ancora: “Con la Direttiva 2012/29/Ue, l’Unione Europea oltre a sancire norme minime a protezione della vittima, sancì l’importanza dell’approccio riparativo che consente una maggiore presa di coscienza nel minore autore di reato in quanto si raffronta al danno sofferto dalla vittima.
Ebbene, prima di giungere ad un accertamento penale forse bisognerebbe indagare sul perché del comportamento deviante che culmina con la commissione di reati anche di natura violenta e che per alcuni esperti è un comportamento deviante comunicativo.
Se per il principio dell’inderogabilità del diritto dell’educazione famiglia e Stato devono cooperare in maniera sinergica, allora forse nel sistema qualcosa non ha funzionato ed è proprio all’interno di questi che sarebbe necessario ricercare la chiave per invertire la tendenza a un comportamento deviante.
Da più parti si chiede di abbassare l’età imputabile e da ultimo si chiede di equiparare in termini punitivi minori e maggiorenni sulla scorta che il mondo è cambiato e che i minori di oggi non sono i minori di 30 anni addietro dimenticandosi che i minori dispongono di un sistema di controllo cognitivo non ancora del tutto sviluppando.
Anzi, la neuroscienza ci insegna che le diverse aree celebrali hanno tempi diversi di maturazione e alcuni aree completano il proprio sviluppo solo dopo i 20 anni; equiparare le capacità cognitive di un adulto e di un minore di 15/16 anni è alquanto errato seppur si assiste a una sorta di adultizzazione del minore.
Il sistema penale minorile come si evince dalla disamina dell’art.9 d.P.R 448/1998 nasce con lo scopo di rieducare il minore e consentire la rapida fuoriuscita dal sistema penale affinché non venga maggiormente compromesso lo sviluppo psicofisico e la soluzione al crescente aumento del numero di reati, soprattutto di natura violenta, commessi dai minori non consiste in una politica repressiva, abbassamento dell’età imputabile e equiparazione tra minori e maggiorenni ma è necessario un intervento interdisciplinare”.
Ha affermato ancora Sante De Angelis, che “la devianza minorile è un problema complesso che richiede una risposta globale e coordinata. È importante lavorare insieme per prevenire e affrontare la devianza minorile, offrendo ai nostri ragazzi le opportunità e il supporto di cui hanno bisogno per crescere e diventare adulti responsabili e felici. Per contrastare la devianza minorile, è fondamentale adottare una serie di misure preventive e di intervento. A livello normativo, in Italia esistono diverse leggi che disciplinano la materia e che mirano a prevenire e reprimere la devianza minorile. Tra queste, si possono citare il Codice penale, il Codice di Procedura Penale e il Codice della Strada. Inoltre, sono state adottate anche leggi specifiche, come ad esempio la legge n. 285 del 1997, che disciplina il bullismo e il cyberbullismo.
Oltre alle norme, è importante promuovere una cultura di prevenzione e di educazione alla legalità. Le scuole, ad esempio, svolgono un ruolo fondamentale nella prevenzione della devianza minorile, attraverso l’educazione civica e l’insegnamento dei valori fondamentali. È necessario sensibilizzare i giovani sui rischi e sulle conseguenze dei comportamenti devianti, fornendo loro strumenti per affrontare le difficoltà e per prendere decisioni consapevoli.
In tempi più recenti, la teoria delle “finestre rotte” evidenzia come il degrado urbano e la trascuratezza degli spazi pubblici favoriscano insicurezza, microcriminalità e reati più gravi fra gli adolescenti. Si è compreso che nessuna spiegazione può considerarsi esaustiva: la devianza minorile è il frutto di una combinazione di fattori individuali, familiari, sociali e culturali.
Recenti studi, sottolineano una variazione qualitativa più che quantitativa della devianza minorile in Italia. Se il numero degli atti commessi dai minori non mostra forti aumenti, cresce la gravità dei reati: aumentano rapine, lesioni personali, comportamenti aggressivi e violenti. Una nuova criticità emersa è la dimensione “gruppale” del fenomeno: in oltre due terzi dei casi i reati vengono commessi in compagnia di coetanei o all’interno di baby gang.
Anche l’età d’esordio si abbassa: in più del 50% dei casi si tratta di minorenni sotto i quindici anni. Oltre ai dati numerici, la ricerca sottolinea l’emergere di uno specifico disagio psicologico: autolesionismo, tentativi di suicidio e difficoltà scolastiche precedono spesso agiti violenti e reati. Interessante rilevare che la devianza appare trasversale: spesso i soggetti vivono con entrambi i genitori e non presentano situazioni di estrema povertà, ma si trovano immersi in ambienti familiari conflittuali, privi di coesione e sostegno”.
Ha poi aggiunto anche un tema delicato, inerente “Il volto nascosto: la devianza femminile”: “Tradizionalmente meno visibile, la devianza minorile coinvolge oggi in misura crescente anche ragazze, che adottano modalità differenti: bullismo psicologico, cyberbullismo, violenze emotive, prostituzione, uso improprio dei social e comportamenti autolesivi. “Secondo recenti convegni – ha detto De Angelis – su tema educativo e giuridico, la devianza delle ragazze nasce spesso da traumi familiari e dalla ricerca di appartenenza o visibilità, assumendo forme di rabbia repressa e auto-distruzione. Questa dimensione meno riconosciuta richiede approcci specifici e progetti personalizzati”.
Il Rettore Presidente, prima di chiudere la conferenza, si è posto anche un ulteriore domanda: Risposte istituzionali: repressione o prevenzione?
“L’Italia ha risposto di recente con il Decreto-Legge Caivano, abbassando a 14 anni l’età per alcune misure restrittive e inasprendo l’obbligo scolastico, coinvolgendo direttamente genitori e servizi sociali. Questa svolta repressiva, seppur nata da emergenze locali, ha suscitato critiche da parte di numerose associazioni per i rischi di “sovrapunizione”, aumento della detenzione minorile e sovraffollamento carcerario. Secondo la comunità scientifica ed educativa, solo una strategia multilivello basata su educazione, prevenzione, sostegno alle famiglie e inclusione è capace di invertire la rotta.
Tra le soluzioni efficaci: rafforzare i servizi di prossimità e la scuola come presidio di benessere, percorsi di giustizia riparativa, comunità dedicate alla devianza femminile, formazione specifica degli operatori, campagne contro modelli devianti diffusi dai media, supporto psicologico tempestivo, educazione emotiva. L’obiettivo non è solo ridurre i reati ma favorire la crescita sana e consapevole di tutte le nuove generazioni”.
Ed ha concluso, quasi con una provocazione, asserendo che “la devianza minorile è una responsabilità collettiva”.
“La devianza minorile – infatti – è esperienza di fragilità, non solo di colpa. La devianza minorile in Italia e non solo, si può arginare e prevenire. Coltivare una cultura della responsabilità adulta, investire nell’educazione, sostenere le famiglie in difficoltà, restituire senso e presenza alla scuola, accompagnare il recupero dei giovani in difficoltà: solo così si previene e si cura la devianza. Ogni bambino, anche quello autore di reati, resta prima di tutto una persona vulnerabile, la cui sorte riflette le scelte dell’intera comunità”.
E ha chiuso con queste raccomandazioni finali… che ha rivolto in particolare alla nostra classe politica, sia di Governo che di miniranza: “investire nella prevenzione e nell’educazione, creare reti di supporto e di ascolto per i ragazzi in difficoltà, promuovere la collaborazione tra famiglia, scuola e comunità”.
E chiamando a se una delegazione di studenti presenti nel salone delle conferenze, ha voluto declamare per questa occasione, alcuni versi, da lui scritti e a loro dedicati:
Voci nel Buio
Ragazzi persi, in un mondo senza luce
La devianza li avvolge, come una notte senza fine
Urla silenziose, in un abisso profondo
Dove l’ombra della povertà, e l’abuso si nasconde
Ma c’è una speranza, un raggio di sole
L’educazione e la comunità, possono cambiare il destino
Mani tese, cuori aperti
Per aiutare i ragazzi, a trovare la loro via.
Ragazzi, voi siete la luce, in un mondo di tenebre
La speranza di un domani, più giusto e più umano
Non lasciate che la devianza, vi prenda la mano
Non lasciate che l’ombra della povertà, vi soffochi il cuore
Voi siete i costruttori, di un futuro più sano
I pionieri di un mondo, più equo e più libero
La vostra voce, è la voce della giustizia
La vostra risata, è la musica della speranza
Non tacete, non arrendetevi
Non lasciate che il silenzio, vi rubi la parola
Parlate, gridate, fate sentire la vostra voce
Perché voi siete il cambiamento, che il mondo attende
La scuola e la famiglia, sono i vostri alleati
Per costruire un futuro, senza violenza e senza paura
La prevenzione e l’intervento, sono le chiavi
Per aprire le porte, a un mondo più giusto e più umano
Ragazzi, voi siete il futuro, e il vostro domani, è ancora da scrivere
Non lasciate che la devianza, vi prenda la penna
Scrivete la vostra storia, con coraggio e con speranza
Perché voi siete la speranza, di un mondo migliore.















