- Ufficio Comunicazioni Sociali Accademia Bonifaciana
- 29 Giugno 2026
- 0 Comments
A tu per tu con il Rettore Presidente dell’Accademia Bonifaciana Professor Sante De Angelis, docente in servizio presso il Ministero dell’Istruzione e del Merito, è Cavaliere della Repubblica Italiana, Grand’Ufficiale dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, Interlocutore Referente presso la Pontificia Accademia di Teologia, Presidente dell’Ucid della diocesi di Anagni-Alatri e membro della stessa Unione del Comitato Tecnico Scientifico Nazionale e del Consiglio Regionale del Lazio. Questa intervista è stata realizzata a conclusione dell’anno accademico 2025 – 2026 e della I sessione del Premio Bonifacio VIII, giunto quest’anno alla sua XXIV edizione.
L’Accademia Bonifaciana, come recentemente l’ha definita l’Arcivescovo Mons. Giordano Piccinotti, Presidente dell’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica: “rappresenta un faro di cultura, riflessione e testimonianza cristiana. Nella sua azione magistrale, essa custodisce i valori perenni di quella perdonanza giubilare che ha illuminato i secoli, trasformandoli in ponte tra la tradizione e le urgenze del nostro tempo”.
Professor De Angelis, Papa Leone XIV: continuità e novità nel segno della Tradizione e dell’apertura sociale, cosa ne pensa?
Il passaggio di testimone tra Papa Francesco e il suo successore, Papa Leone XIV, è avvenuto nella primavera del 2025, in pieno Giubileo. Questo avvicendamento ha segnato una transizione incentrata sulla continuità spirituale, unendo l’attenzione missionaria e la Dottrina Sociale della Chiesa ma con profonde differenze nello stile di governo.
L’elezione di Papa Leone XIV, al secolo Robert Francis Prevost, ha rappresentato un momento di grande significato per la Chiesa cattolica, tracciando una linea di continuità e, al tempo stesso, introducendo elementi di novità rispetto al pontificato di Papa Francesco. Il nome scelto, Leone, evoca immediatamente memorie storiche potenti e simboliche: Leone XIII, il grande pontefice dell’enciclica Rerum Novarum, e Leone Magno, il papa del V secolo che, in un periodo di confusione dottrinale, seppe illuminare la fede cattolica con una chiarezza tale che i vescovi dell’epoca affermarono: «Ha parlato Pietro per bocca di Leone».
Quindi, diremo una continuità nella sensibilità sociale?
Come Papa Francesco ha posto al centro del suo pontificato l’attenzione per i poveri, gli emarginati e la salvaguardia del creato, tessendo un ponte tra ecologia umana integrale e custodia del creato, così il nome Leone sembra voler rievocare quella medesima sensibilità sociale espressa da Leone XIII. La Rerum Novarum, infatti, ha segnato l’inizio della Dottrina Sociale della Chiesa, ponendo l’accento sui diritti dei lavoratori, sulla giustizia sociale e sull’importanza dell’associazionismo operaio. È plausibile aspettarsi che Papa Leone XIV prosegua su questa linea, rafforzando il dialogo con le realtà sociali e politiche, come del resto testimoniato dal superamento del non expedit che, sotto Leone XIII, permise ai cattolici italiani di tornare a partecipare attivamente alla vita politica del Paese.
Novità nel segno di una chiarezza dottrinale, intende?
Leone Magno, il primo papa con questo nome, è ricordato per la sua fermezza e chiarezza dottrinale in un’epoca di profonde divisioni teologiche. In un tempo segnato da complessità dottrinali legate alle sfide della tecnologia, della bioetica, delle neuroscienze e delle intelligenze artificiali – temi già affrontati da Papa Francesco con grande sensibilità pastorale – Papa Leone XIV potrebbe imprimere un’accelerazione nel definire orientamenti chiari e univoci, recuperando quella capacità di “parlare come Pietro” nel contesto delle nuove sfide globali.
Il richiamo alla fraternità francescana…
Un aspetto di particolare rilievo è il richiamo implicito a Frate Leone, intimo amico di San Francesco d’Assisi. Il passaggio da un Papa Francesco a un Papa Leone sembra suggerire un percorso di continuità spirituale e simbolica. La benedizione di San Francesco a Frate Leone, così come la lettera piena di affetto e spiritualità, evocano un senso di semplicità e di servizio che potrebbe caratterizzare anche il pontificato di Leone XIV. Questo legame sottolinea l’importanza della fraternità, della povertà evangelica e dell’umiltà come tratti distintivi del successore di Pietro.
Prevost, un agostiniano nel segno del tomismo
Certo, perché, non passa inosservata la curiosità storica che un agostiniano come Papa Leone XIV assuma il nome di Leone, legato al grande promotore del tomismo, Leone XIII. Questo potrebbe suggerire una volontà di integrare la profonda riflessione agostiniana con la chiarezza razionale e sistematica di Tommaso d’Aquino, offrendo una sintesi capace di rispondere alle esigenze del pensiero contemporaneo, soprattutto in ambiti complessi come la neuroetica, la roboetica e l’algoretica. Papa Leone XIV si presenta come un pontefice capace di incarnare la memoria storica della Chiesa, proiettandola verso le nuove sfide con chiarezza e determinazione. La sua elezione potrebbe segnare un ritorno a un rigore dottrinale unito a una forte attenzione sociale, rinnovando lo spirito di servizio e fraternità che ha caratterizzato Papa Francesco. Il dialogo tra tradizione e innovazione appare dunque come la cifra distintiva di questo nuovo pontificato, dove la memoria di Leone XIII e Leone Magno si intreccia con la freschezza e l’audacia di una Chiesa in cammino verso il futuro.
Presidente, Papa Leone XIV sta insistendo molto sul rapporto tra pace, giustizia sociale e dignità umana. Quale responsabilità sente oggi l’Accademia che presiede, di chiara identità cattolica davanti alle grandi crisi del mondo?
Un’ Istituzione cattolica come la nostra, non può limitarsi alla beneficenza episodica. Oggi siamo chiamati a una responsabilità storica: costruire presìdi permanenti di dignità umana. La pace nasce quando l’uomo non viene umiliato, abbandonato o considerato scarto. Ogni opera sociale autenticamente cristiana deve diventare argine contro la cultura dell’indifferenza.
Il Santo Padre ha recentemente parlato dei rischi di una “umanità governata dagli algoritmi”. Qual è il suo giudizio sull’intelligenza artificiale?
L’intelligenza artificiale rappresenta uno strumento straordinario, ma non può sostituire il discernimento morale. La tecnologia senza etica rischia di produrre nuove forme di povertà spirituale e manipolazione sociale. La centralità della persona deve restare inviolabile. La macchina calcola; la coscienza giudica.
Molti giovani vivono smarrimento, precarietà affettiva e assenza di riferimenti. Qual è la più grande emergenza educativa contemporanea?
L’emergenza più grave è la perdita del significato. I giovani non cercano soltanto lavoro o successo: cercano ragioni per cui valga la pena vivere. Quando una società smette di trasmettere ideali, genera solitudine esistenziale. Occorre ricostruire comunità educanti fondate su verità, responsabilità e trascendenza.
La Bonifaciana, da sempre, opera anche nell’ambito dell’accoglienza e della solidarietà sociale. Come distinguere accoglienza evangelica e disordine sociale?
L’accoglienza cristiana non coincide con l’improvvisazione. La carità deve essere accompagnata da legalità, integrazione e formazione. Accogliere significa restituire dignità e futuro, non creare dipendenza o marginalità permanente. L’Europa deve ritrovare equilibrio tra sicurezza, solidarietà e identità culturale.
Il Papa richiama spesso la “diplomazia della pace”. Ritiene che oggi il mondo stia perdendo la capacità del dialogo?
Sì. Viviamo un tempo in cui prevalgono polarizzazione, propaganda e aggressività verbale. La diplomazia autentica richiede ascolto, pazienza e cultura storica. Quando il linguaggio pubblico si degrada, anche la politica internazionale si impoverisce. Il dialogo non è debolezza: è civiltà.
Qual è il ruolo della spiritualità nella gestione delle opere sociali?
Senza spiritualità il sociale diventa amministrazione fredda. La preghiera non allontana dai problemi concreti: permette di guardarli con maggiore profondità. Le opere nate dal Vangelo devono custodire un’anima, altrimenti rischiano di trasformarsi in strutture prive di identità.
Papa Leone XIV ha parlato della necessità di “umanizzare l’economia”. È davvero possibile?
È necessario. Un’economia che produce ricchezza ma distrugge famiglie, giovani e territori non può definirsi progresso. L’economia deve tornare ad avere un volto umano, orientato al bene comune. Profitto e solidarietà non sono incompatibili, purché l’uomo resti il fine e non il mezzo.
Come giudica il rapporto tra Chiesa e nuove generazioni?
Le nuove generazioni non rifiutano Dio; spesso rifiutano testimonianze incoerenti. Quando incontrano autenticità, ascolto e verità, i giovani rispondono con grande profondità. La Chiesa deve continuare a parlare il linguaggio eterno del Vangelo, ma con modalità comprensibili all’uomo contemporaneo.
In un tempo dominato dall’immagine, qual è il rischio maggiore per le istituzioni?
La spettacolarizzazione della realtà. Oggi molte istituzioni comunicano molto ma testimoniano poco. La credibilità non nasce dalla visibilità mediatica, ma dalla coerenza morale. Le persone percepiscono immediatamente ciò che è autentico e ciò che è costruito.
Qual è la più grande povertà che avete incontrato?
La solitudine. Esistono persone economicamente stabili ma interiormente devastate dall’abbandono. La società contemporanea soffre una drammatica crisi relazionale. Per questo ogni opera di carità deve anche ricostruire legami umani.
Papa Leone XIV insiste sulla “cultura della cura”. Cosa significa concretamente?
Significa considerare ogni persona degna di attenzione indipendentemente dalla sua utilità sociale. Curare significa fermarsi, ascoltare, accompagnare. È l’opposto della cultura dello scarto che seleziona gli esseri umani in base alla produttività.
Quanto conta oggi la formazione giuridica ed etica nelle realtà del Terzo Settore?
Conta enormemente. La buona volontà non basta più. Servono competenze giuridiche, trasparenza amministrativa e responsabilità etica. Le opere cattoliche devono essere esempio di correttezza istituzionale oltre che di testimonianza evangelica.
Cosa pensa del crescente disagio spirituale dell’Occidente?
L’Occidente ha sviluppato enormi capacità tecniche ma ha impoverito il senso del limite e del sacro. Quando una civiltà perde il riferimento trascendente, rischia di smarrire anche il valore della persona umana. La crisi spirituale precede sempre quella sociale.
Il Mediterraneo continua a essere luogo di sofferenza e migrazioni. Quale visione propone?
Il Mediterraneo dovrebbe tornare a essere ponte di civiltà e non frontiera di disperazione. Servono politiche internazionali serie, cooperazione con i Paesi d’origine e tutela reale della dignità umana. Nessuna ideologia può ignorare il dramma delle vite spezzate.
Qual è il significato più autentico della parola “speranza”?
La speranza cristiana non è ottimismo ingenuo. È la certezza che il bene abbia ancora una forza storica. Significa continuare a costruire anche quando il mondo sembra dominato dal disordine.
In che modo la fede può dialogare con il mondo contemporaneo senza perdere identità?
Attraverso la verità vissuta con carità. La fede non deve inseguire le mode culturali, ma neppure chiudersi in atteggiamenti autoreferenziali. Il dialogo autentico nasce da identità solide e rispettose.
Papa Leone XIV ha richiamato il valore della memoria storica. Perché è così importante?
Perché una società senza memoria diventa manipolabile. La memoria custodisce le radici morali e culturali dei popoli. Dimenticare il passato significa esporsi agli stessi errori sotto nuove forme.
Cosa dovrebbe recuperare oggi l’Europa?
Il senso della propria anima. L’Europa non è soltanto un progetto economico o burocratico: nasce da una sintesi di diritto romano, pensiero greco e cristianesimo. Se dimentica queste radici, perde coesione e direzione.
Quale messaggio desidera lasciare ai giovani che si sentono scoraggiati?
Non lasciate che il cinismo vi rubi la capacità di credere nel bene. Il mondo ha bisogno di giovani preparati, spiritualmente profondi e moralmente liberi. La speranza non è passività: è coraggio organizzato.
Presidente, qual è la missione più profonda dell’ Accademia Bonifaciana?
L’Accademia Bonifaciana, ha come missione principale la promozione della cultura della pace e del dialogo interreligioso, sintetizzata nel suo motto “Fede, Scienza, Virtù per una cultura della pace”.
Il suo lavoro spazia dall’alta formazione dei giovani alle iniziative diplomatiche e umanitarie. L’Accademia opera per l’educazione giovanile: sviluppa programmi di formazione e l’inserimento professionale per i giovani, puntando sui valori della legalità e della solidarietà. Valorizza il dialogo e la memoria: promuove l’incontro tra culture diverse, l’etica e la difesa dei diritti universali. E soprattutto ricorda che nessun uomo è definitivamente perduto. Ogni persona custodisce una dignità che precede qualunque fragilità sociale, economica o esistenziale. La nostra missione è trasformare la speranza in opere concrete, mantenendo sempre lo sguardo rivolto alla persona umana.
Il principale veicolo di questo messaggio è il Premio Internazionale Bonifacio VIII, giunto quest’anno alla sua XXIV edizione e celebrato ad Anagni nella storica Sala dello Schiaffo del Palazzo Papale o della Sala della Ragione del Comune di Anagni. Questo riconoscimento viene conferito a personalità mondiali, istituzioni e “Custodi della Pace” che si sono distinte nell’impegno sociale, culturale e umanitario.
La Bonifaciana è tra le poche Istituzioni cattoliche ad avere la figura del Cardinale Patrono. Qual è il suo ruolo?
Il Cardinale Patrono è una figura di alto rango all’interno della Chiesa Cattolica che svolge un ruolo importante di guida spirituale e rappresentanza. Nel caso specifico dell’Accademia Bonifaciana, il Cardinale Patrono è anche il Presidente Onorario dell’Istituzione stessa.
Le responsabilità del Cardinale Patrono sono la guida spirituale: offre supporto spirituale e guida ai membri dell’ Accademia Bonifaciana e alle istituzioni associate; la rappresentanza: rappresenta l’ Accademia Bonifaciana all’interno della Chiesa Cattolica e della società; la promozione degli ideali: sostiene e promuove gli ideali di fede, carità e testimonianza cristiana che caratterizzano l’Accademia Bonifaciana; sostegno alle opere di beneficenza: supporta le opere di beneficenza e solidarietà promosse dall’Accademia Bonifaciana.
L’attuale Cardinale Patrono è Leonardo Sandri, Vice Decano del Sacro Collegio, nominato il 23 novembre 2025 per questo ruolo, succedendo dopo tredici anni al Cardinale Josè Saraiva Martins, dimessosi per motivi di salute e per l’età avanzata. Il Cardinale Sandri, è una figura di eminente spessore spirituale, diplomatico e pastorale. La sua nomina è motivo di onore e di rinnovato slancio per l’Accademia Bonifaciana nel perseguire i suoi ideali.
In vista della prossima edizione del Premio Nazionale ed Internazionale Bonifacio VIII e della cerimonia di chiusura dell’Anno Accademico, ho avuto già diversi incontri con lui e nel corso dei colloqui sono stati definiti gli indirizzi generali delle iniziative in programma, con l’obiettivo di confermare il ruolo dell’Accademia quale luogo di dialogo tra cultura, istituzioni e Chiesa al servizio del bene comune.
L’Accademia Bonifaciana ringrazia il Cardinale Sandri per la costante attenzione e il sostegno paterno con cui accompagna l’attività istituzionale. I dettagli dell’evento saranno comunicati a breve.
Infine, abbiamo il Comitato Scientifico, guidato dal 2019 da Monsignor Enrico dal Covolo…
Il suo sostegno alle nostre attività non è solo simbolico, ma si traduce in un contributo concreto e determinante per molte delle iniziative che l’Accademia ha portato avanti nel corso degli anni. Monsignor Enrico dal Covolo, Presidente del Comitato Scientifico, è una figura di straordinaria profondità culturale e intellettuale. La sua capacità di unire rigore accademico e spiritualità ci ha permesso di sviluppare progetti di grande valore, affrontando temi universali come il dialogo interreligioso, l’etica, la pace e l’importanza della memoria storica. Lei ha citato due figure esemplari il Cardinale Sandri e il Vescovo dal Covolo, ma naturalmente sono numerose le personalità di altissimo profilo che, insieme a tanti altri collaboratori, formano un team straordinario. Molte di loro, purtroppo, non sono più con noi fisicamente. E qui non posso non ricordare il mai dimenticato predecessore di Monsignor dal Covolo, il Vescovo Franco Croci, che, per quasi un decennio ha retto l’ufficio di Presidente del Comitato Scientifico con vero zelo, competenza, stima e amicizia reciproca. Questo gruppo ha lavorato, lavora con passione e dedizione per fare dell’Accademia Bonifaciana un punto di riferimento culturale, spirituale e sociale.
Sono fermamente convinto che il loro operato rappresenti un esempio concreto di come eccellenza e impegno possano contribuire alla costruzione di una società più giusta, colta e solidale. Mettere al servizio dell’Accademia le loro competenze multiformi significa tradurre in azioni concrete il nostro motto citato in apertura “Fede, Scienza, Virtù per una cultura della pace”. Grazie al loro contributo, siamo in grado di proseguire con rinnovata energia il nostro percorso, affrontando con fiducia e speranza le sfide del presente e del futuro.

